Le Collezioni nel Museo di Capodimonte


Flagellazione

Arti a Napoli dal '200 al '700

La storia delle arti figurative a Napoli è documentata, al secondo piano del museo, con opere eseguite da artisti meridionali o da maestri come Simone Martini, Tiziano e Caravaggio che inviarono qui opere prestigiose. Emerge in queste sale il ruolo strategico di Napoli quale grande capitale europea e importante crocevia di scambi culturali tra le tradizioni figurative dell’area mediterranea.

Il percorso si snoda dai grandi esempi dei maestri di formazione giottesca, attraverso le sale dedicate al Quattrocento aragonese e alla cultura composita del XVI secolo, fino alla grande fioritura del Seicento, vero e proprio "secolo d'oro" della cultura figurativa napoletana, i cui riflessi si riverseranno nella stagione settecentesca, tra Rococò e Illuminismo. Soggetti di carattere religioso si alternano a temi profani, testimonianza del gusto raffinato dell’aristocrazia del tempo, del quale le sale dedicate alla collezione d’Avalos rappresentano una testimonianza particolarmente significativa, ma che si adeguano ai gusti di una committenza anche borghese.

Con il nuovo ordinamento, realizzato nel 1999, si ricostituisce idealmente quella “Galleria napoletana” progettata e solo in parte attuata da Gioacchino Murat e dai primi ordinatori delle collezioni trasferite nel Palazzo degli Studi per l’istituzione del nuovo Real Museo Borbonico. Una Galleria che allora era limitata ai soli dipinti, incamerati attraverso acquisti, confische patrimoniali a seguito delle soppressioni monastiche o, in casi rari, donazioni private, di pittori di origine napoletana o che in tempi diversi avevano lavorato per chiese, conventi e palazzi della capitale o del regno in genere. Seguirono poi gli incrementi tardo ottocenteschi e d’inizio Novecento (rilevanti il trasferimento alla Pinacoteca Nazionale nel 1927 della tavola di Simone Martini dalla chiesa di San Lorenzo Maggiore e l’immissione nel 1882 del legato D’Avalos), e alcuni acquisti, anche recenti.

Il moderno allestimento suggerisce un profondo intreccio tra la storia e la storia dell’arte: gli Angiò, gli Aragonesi, gli Spagnoli, i Borbone rivivono attraverso quegli artisti che, per secoli, furono interpreti dei gusti e dei desideri dei grandi committenti meridionali. Allo scopo di valorizzare questo itinerario dentro la storia artistica della città e del territorio, l’allestimento delle opere nelle sale del secondo piano osserva per grandi linee una successione cronologica, evidenziando quei momenti che hanno rappresentato per gli artisti locali delle tappe determinanti per la formazione di un linguaggio artistico autonomo (è il caso di Simone Martini e Caravaggio), senza rinunciare, nel contempo, a suggerire momenti di taglio tematico o collezionistico, rievocando il contesto chiesastico delle grandi pale d’altare del Seicento o il gusto fastoso delle quadrerie barocche nelle sale dedicate alla collezione d’Avalos.

Una “Galleria napoletana”, quindi, ampliata e con una straordinaria successione dei grandi protagonisti della storia dell’arte a Napoli: da Simone Martini e Roberto d’Oderisio, da Colantonio a Pedro Fernandez, da Andrea da Salerno a Polidoro, da Marco Pino a Francesco Curia, da Caravaggio, Battistello e Ribera a Mattia Preti, Luca Giordano e Francesco Solimena, da Francesco de Mura a Giuseppe Bonito, da Gaspare Traversi a Pietro Bardellino.

 


  • Opere rappresentative del percorso espositivo  (click per visualizzare scheda)