Le Collezioni nel Museo
Piano Seminterrato: la Sezione Orientale
La collezione di arte dell’Estremo Oriente, ricca di circa duemila pezzi, si colloca come una delle più importanti a livello nazionale e internazionale. Costituita per lo più da porcellane cinesi e giapponesi, vede anche la presenza di consistenti nuclei di smalti cloisonné, giade, pietre dure, lacche e bronzi.
Nella seconda metà dell’Ottocento, Placido de Sangro, duca di Martina, acquista, fra Parigi, Londra e Napoli, porcellane e altri oggetti orientali per lo più giunti sui mercati europei tramite le Compagnie delle Indie Orientali. I primi arrivi diretti di materiale orientale, soprattutto lacche e porcellane, risalgono ai secoli XVI e XVII, in seguito al sopraggiungere in Oriente dei Portoghesi prima e degli Olandesi poi. Diventa così di moda per le corti europee e per le dimore aristocratiche utilizzare arredi cinesi e giapponesi. Il gusto europeo per l’Oriente conosce, tuttavia, il suo apice nel XVIII secolo, quando, al prevalente interesse per i prodotti di manifattura giapponese dovuto alla momentanea chiusura del mercato cinese durante il periodo di transizione tra le dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911), segue una nuova invasione sui mercati occidentali di porcellane cinesi che le varie Compagnie delle Indie Orientali, ormai stabilmente insediate a Canton, ordinavano in grandi quantità, tramite i loro intermediari cinesi, alle manifatture di Jingdezhen e di altri centri minori.
Il gusto collezionistico che orientò gli acquisti di porcellane orientali da parte del duca di Martina è da mettere in stretta relazione con le scelte da lui operate nel campo delle porcellane occidentali, rivelando una spiccata preferenza per quelle tipologie di oggetti che, riscuotendo maggior successo in Europa, si imponevano come modelli per le grandi manifatture di porcellane europee. Si spiega, così, l’abbondanza delle porcellane cinesi del tipo bianco e blu, policromo e monocromo come della porcellana giapponese di tipo Imari e Kakiemon.
Sin dal secondo dopoguerra si era avvertita la necessità di provvedere alla creazione di spazi nei quali poter inserire questi oggetti in un’organica sistemazione museografica concepita da Ezio Bruno De Felice, fin dagli anni Cinquanta, al piano seminterrato della Villa, poi restaurato e riallestito, alla fine degli anni Novanta, nell’attuale ordinamento che segue un andamento cronologico e al tempo stesso tipologico.